L’imprenditoria femminile rappresenta una componente sempre più rilevante del sistema economico italiano, la cui crescita assume un valore strategico non solo economico, ma anche sociale e culturale, soprattutto in un paese come l’Italia ancora caratterizzato da una bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro.
I numeri dell’imprenditoria femminile in Italia e settori produttivi
Secondo i dati dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile elaborati da Unioncamere con Infocamere e il Centro studi Tagliacarne (aggiornati a fine 2025), in Italia sono presenti oltre 1,3 milioni di imprese a guida femminile (imprese registrate), pari al 22,3% del totale delle imprese attive. Sono considerate ‘femminili’ le imprese in cui la presenza delle donne negli organi di controllo e nelle quote di proprietà supera complessivamente il 50%. Considerando anche libere professioniste e lavoratrici autonome, il numero di donne che operano in proprio sale a oltre 1,5 milioni di unità, posizionando l’Italia tra i paesi europei con il maggior numero assoluto di imprenditrici. Significativa in particolare risulta la crescita, tra il 2014 e il 2024, delle società di capitali guidate da donne, aumentate di oltre il 45%, a conferma di una progressiva evoluzione verso forme giuridiche più strutturate e con maggiore potenziale di crescita.
In Italia le imprese femminili risultano da sempre concentrate nel terziario, in particolare nei servizi, commercio, turismo e ristorazione. Negli ultimi anni, però, si è registrata una progressiva diversificazione del profilo imprenditoriale femminile verso servizi avanzati alle imprese, economia digitale, attività culturali e creative e agricoltura innovativa, ambiti caratterizzati da un maggiore valore aggiunto e potenziale competitivo. E’ inoltre aumentata la presenza di donne in settori tradizionalmente maschili, come le attività professionali, scientifiche e tecniche.
La distribuzione territoriale delle imprese femminili evidenzia forti differenze regionali. Lombardia, Lazio e Campania registrano i valori assoluti più elevati di imprese a guida femminile (ad es. la Lombardia, con oltre 160.000 imprese femminili, conferma la sua posizione di primo hub imprenditoriale per le donne in Italia), mentre in alcune regioni del Mezzogiorno, come Molise, Basilicata e Abruzzo, la quota percentuale di imprese femminili sul totale risulta più alta, pur in presenza di numeri assoluti inferiori rispetto alle regioni del nord e del centro Italia.
Imprenditrici numerose ma bassa occupazione femminile: un paradosso tutto italiano
Nonostante la significativa presenza di donne a livello di imprenditrici e lavoratrici autonome, il tasso complessivo di occupazione femminile, ossia donne attive nel mercato del lavoro, resta tra i più bassi dell’Unione Europea, attestandosi intorno al 49-50%, contro una media europea che supera il 60%. Questa contraddizione è nota in economia come “paradosso italiano” ed evidenzia come l’imprenditorialità femminile in Italia, pur numerosa e dinamica, non riesca da sola a compensare le carenze strutturali del mercato del lavoro femminile. In molti casi, infatti, la scelta di avviare un’impresa o un lavoro autonomo rappresenta una necessità in risposta alla difficoltà di trovare impieghi stabili, ben retribuiti e di riuscire anche a conciliare lavoro e responsabilità familiari, mantenendo opportunità di crescita e sicurezza contrattuale.
Imprese femminili: caratteristiche e criticità principali
Buona parte delle imprese femminili sono caratterizzate da dimensioni ridotte (micro-imprese tra 0-9 addetti), limitata capitalizzazione, scarsa propensione agli investimenti, condizioni che spesso ne limitano la crescita e la produttività media che rimane inferiore alle imprese non femminili e ne aumentano la vulnerabilità nelle fasi di crisi.
Le difficoltà di conciliazione tra vita professionale e familiare restano una delle barriere più significative alla crescita delle imprese; senza infatti un adeguato sistema di servizi di supporto alla famiglia, molte imprenditrici si trovano a dover bilanciare responsabilità multiple, cosa che incide sulla disponibilità di tempo e di risorse da dedicare all’impresa. Un altro ostacolo riguarda l’accessibilità ai network finanziari e professionali: l’accesso al credito bancario, agli investimenti in capitale di rischio o alle fonti di finanziamento più innovative risulta più complesso per le imprenditrici, rendendo poi difficile la realizzazione di piani di espansione o di progetti di innovazione più strutturata.
Le imprenditrici straniere in Italia: una realtà in crescita
La scelta imprenditoriale rappresenta spesso una strategia di risposta alle difficoltà di accesso al mercato del lavoro dipendente anche da parte delle donne straniere residenti in Italia. Un modo per affermare la propria autonomia non solo socio-economica, affrancandosi dallo svolgere lavori in ambiti spesso umili che ne mortificano competenze, abilità e progettualità. Alla fine del 2024, in base al “Rapporto Immigrazione e Imprenditoria”, annuario curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con la CNA, le donne immigrate gestivano quasi 165.000 attività indipendenti, un quarto di tutte le attività indipendenti avviate dalle persone di origine straniera in Italia, pari cioè al 24,7%, e rappresentavano il 12,6% delle imprese femminili italiane.
Sebbene commercio, ricezione e ristorazione rimangano i principali settori di attività in cui operano le donne immigrate, negli ultimi anni le imprenditrici straniere si sono progressivamente orientate anche verso servizi, attività professionali e settori a maggiore contenuto di conoscenza, contribuendo alla diversificazione dell’imprenditoria immigrata ed evidenziandone un ruolo attivo nel sistema economico italiano.
L’imprenditoria femminile a Bergamo: il quadro al 2025
Sulla base dei dati rilevati dalla nostra Camera di commercio al 31 dicembre 2025, risultano attive in provincia di Bergamo 17.478 imprese femminili, ossia oltre un’impresa su cinque (totale imprese attive oltre 82.850), un dato in linea con la media regionale e nazionale. Il 2025 conferma il trend positivo dell’imprenditoria femminile, con un saldo tra iscrizioni e cessazioni di +78 imprese e una crescita delle consistenze dello 0,8%. Le imprese attive aumentano dello 0,45% rispetto al 2024, con una crescita più marcata nell’area urbana (+1,2%), mentre l’unica flessione si registra nelle zone montane (-0,8%).
Dal punto di vista settoriale, si rafforzano i servizi, mentre diminuiscono commercio, costruzioni, manifattura e agricoltura. Le crescite più significative riguardano attività immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche, servizi e attività finanziarie e assicurative. Le imprese individuali restano la forma giuridica prevalente, seguite dalle società di capitali, che registrano nel 2025 un ulteriore incremento.
Nel complesso delle imprese bergamasche, tuttavia, la presenza femminile nei ruoli di controllo e gestione rimane contenuta: nel 2025 le donne rappresentano il 27% delle persone che ricoprono cariche e qualifiche.
Particolarmente dinamiche risultano le imprese femminili straniere, che raggiungono 2.379 unità attive, in crescita del 4,5% rispetto al 2024. Le imprese artigiane femminili attive sono 4.877 (+0,3%), mentre quelle giovanili sono 2.093, sostanzialmente stabili.
Politiche pubbliche e programmi/progetti dedicati alle donne
Per favorire la crescita dell’imprenditoria femminile, e più in generale la partecipazione delle donne al mercato del lavoro italiano, negli anni sono stati varati numerosi strumenti di policy a livello nazionale ed europeo. Un esempio viene dal Piano Nazionale Imprenditoria Femminile , finanziato in parte con risorse del Next Generation EU e gestito da Invitalia per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, in collaborazione con Unioncamere, uno dei principali programmi di riferimento, nato con l’obiettivo di promuovere la nascita e lo sviluppo di imprese guidate da donne attraverso incentivi, formazione, mentoring e accompagnamento.
Tra gli strumenti oggi disponibili si possono citare, oltre a linee di credito dedicate a startup e MPMI femminili (ad es. Smart&Start Italia e il bando ON — Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero, anche programmi di supporto/accompagnamento imprenditoriale, oltre che premi e concorsi, iniziative di networking e mentoring professionale e altre iniziative che combinano caratteristiche diverse. L’obiettivo è comunque quello di supportare/stimolare o dare visibilità alla creatività, all’intraprendenza e alla sensibilità femminile partendo dall’ambito scolastico fino alla scelta imprenditoriale.
Sostenere l’imprenditoria femminile, e più in generale sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, significa non solo promuovere la parità di genere, ma investire in una leva di sviluppo strategica per l’intero Paese, perché si contribuisce a rafforzare il tessuto produttivo nazionale, a ridurre i divari territoriali e a creare nuove opportunità occupazionali, soprattutto per le giovani generazioni. Inoltre, l’empowerment economico delle donne genera effetti positivi a livello di coesione sociale, innovazione culturale e crea altresì modelli di sviluppo più inclusivi.